A Guagnano cresce l’attesa per Arefest 2026, un’edizione che punta a consolidare il successo degli ultimi anni e a rafforzare il ruolo della manifestazione come riferimento culturale ed enoturistico. Tra numeri in crescita, nuove strategie e una line-up che si preannuncia di alto livello, il festival si conferma al centro delle politiche di promozione territoriale.
A raccontarlo sono il sindaco François Imperiale e il delegato allo Spettacolo Andrea Rizzo.
Intervista al Sindaco François Imperiale
Qual è la visione dell’amministrazione per Arefest 2026?
Are fest 2026 sarà il frutto dell’analisi dei dati delle scorse edizioni. Veniamo certamente dallo straordinario successo dell’anno scorso e questo ci fornisce ancora più stimoli nel cercare di migliorarci in un confronto continuo con il CTO.
In che modo questo evento si inserisce nella crescita culturale e turistica del territorio?
Questo evento rappresenta da sempre la punta di diamante delle nostre politiche di promozione. Grazie alla sua grande capacità attrattiva abbiamo avuto la possibilità di farci conoscere da tantissimi visitatori e appassionati del movimento legato all’enoturismo. Ma tutto ciò non può certamente essere slegato da altri interventi come il lavoro di allestimento del nostro centro storico, la realizzazione della rotatoria sulla Statale 7 Ter, l’investimento in comunicazione sulla PAT dell’Uva Cardinal e la nascita del progetto Lievito Madre. Le politiche di promozione territoriale hanno bisogno di sinergia e circolarità.
Arefest sta diventando un punto di riferimento: quali risultati concreti avete visto nelle edizioni precedenti in termini di partecipazione e impatto economico?
Are Fest è ormai uno degli appuntamenti più attesi nella stagione estiva della nostra Regione. Ce lo dicono i numeri dell’evento, i contatti sempre in crescita sui social, l’interesse degli operatori economici in continuo aumento e soprattutto la crescita dei finanziamenti regionali, praticamente quadruplicata rispetto a cinque anni fa’.
Quanto è importante investire nella cultura oggi per un territorio come il nostro, anche in relazione ai giovani?
Il discorso sui giovani è centrale sotto diversi aspetti: c’è bisogno di un nuovo linguaggio e nuove strategie di comunicazione per avvicinarli al mondo del vino, spesso vincolato ad eccessivi tecnicismi. Anche l’offerta artistica e musicale diventa centrale e l’edizione di quest’anno andrà ancora più incontro a questa esigenza.
Sono previste collaborazioni con altri comuni o realtà nazionali/internazionali per ampliare la portata dell’evento?
La collaborazione con altre realtà è da sempre un punto di forza della manifestazione. Il Consorzio di Tutela del Salice Salentino, il Gal Terra d’Arneo, il Dajs, la Camera di Commercio di Lecce, l’Associazione Italiana Sommelier rappresentano da tempo partenariati e collaborazioni sempre più stringenti. L’edizione 2026, poi, celebrerà una ricorrenza molto importante: i 50 anni della Doc Salice Salentino saranno motivo di forte collaborazione con tutti i Comuni appartenenti al Consorzio di Tutela.
Che messaggio vuole dare ai cittadini e ai visitatori che parteciperanno all’edizione 2026?
Il messaggio che vogliamo dare in questa edizione è molto chiaro: le difficoltà sono tante, le risorse di bilancio sono sempre più in difficoltà, ma questo non può indurci a chiudere il paese e consegnarlo alla rassegnazione. Oggi più che mai servono coraggio, visione e una sempre più crescente capacità di intercettare risorse esterne che ci rendano sempre più autonomi ed auto sostenibili.
Intervista al Delegato allo Spettacolo Andrea Rizzo
Quali saranno le principali novità artistiche di Arefest 2026?
Quest’anno chiudiamo il ciclo di rinnovamento avviato nel 2023, e lo facciamo con la consapevolezza di chi ha costruito qualcosa di solido. Non ci saranno stravolgimenti: puntiamo sulla continuità di un’offerta culturale sempre più ancorata alla contemporaneità. Detto questo, sono particolarmente soddisfatto di essere riuscito a portare un’artista che, a mio avviso, rappresenta il meglio del panorama musicale italiano contemporaneo. Il nome verrà annunciato domani.
Ci saranno nuovi format o contaminazioni tra discipline?
La multidisciplinarietà è nel DNA di Arefest. Ogni anno facciamo dialogare linguaggi diversi, includendo in questo scambio anche la cultura gastronomica, che considero a tutti gli effetti una forma d’arte performativa e identitaria, capace di raccontare il territorio tanto quanto la musica o il teatro.
Come viene costruito il programma culturale del festival?
È un processo collettivo. Partiamo dal confronto interno tra gli amministratori e il comitato tecnico-organizzativo, poi coinvolgiamo i partner che collaborano con noi a ogni edizione. Mettiamo in relazione le caratteristiche stilistiche degli artisti con quella che riteniamo essere l’identità del festival, tenendo sempre a mente i nostri obiettivi: la promozione del territorio, la divulgazione culturale e la valorizzazione delle nostre produzioni autentiche.
Quali criteri guidano la scelta degli artisti e degli spettacoli?
Il criterio principale è non essere mai conservativi. Innovazione e ricerca devono coesistere con il rispetto delle tradizioni: questa è la sfida più interessante e, al tempo stesso, la più delicata. Naturalmente, accanto alle scelte artistiche, entrano in gioco anche considerazioni logistiche ed economiche che contribuiscono a definire il quadro complessivo.
Ci sarà spazio per artisti emergenti locali?
Oggi i confini della definizione di ’emergente’ sono fluidi, complice l’impatto dei social e dello streaming. Più che puntare sull’etichetta, abbiamo scelto di dare spazio ad artisti che, pur non essendo ancora grandi nomi affermati, vantano una solida credibilità e affermazione nei propri circuiti di riferimento. Saranno presenze di grande valore che arricchiranno la proposta del festival.
In che modo Arefest valorizza i talenti del territorio?
Il valore aggiunto di un festival multidisciplinare è la contaminazione dei pubblici. Offriamo ai talenti del territorio una vetrina privilegiata, permettendo loro di intercettare un’audience trasversale e curiosa, che magari si è avvicinata al festival per un motivo specifico ma finisce per scoprire e apprezzare cose nuove.
Che ruolo avranno le arti digitali o innovative all’interno della manifestazione?
L’anno scorso abbiamo lanciato terredelnegroamaro.info, un progetto digitale che va oltre il semplice sito web: raccoglie l’identità visiva del Comune di Guagnano e offre un racconto del territorio attraverso una piattaforma che funziona come un vero e proprio info-point turistico, integrato con i totem installati nel paese. Non è un lavoro concluso: vogliamo alimentarlo costantemente con nuovi contenuti, e questa edizione del festival sarà un’occasione importante per arricchirlo ulteriormente.
Arefest 2026 si prepara così a confermare la propria identità: un evento capace di unire cultura, territorio e sviluppo, con uno sguardo sempre più rivolto al futuro. Resta ora l’attesa per il nome dell’artista annunciato, parte di un progetto più ampio che mette al centro territorio, cultura e partecipazione.