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Il senso della vita

E’ una sensazione che nessuno al mondo vorrebbe mai trovarsi a ”provare”, quella della perdita di una persona cara. Eppure l’intero popolo guagnanese, si è trovato ieri a dover accettare, seppur con stupore e rammarico, la scomparsa della giovane Elisabetta. Una ragazza dolce, brava, di buona famiglia, che aveva, come tutte le diciassettenni, grandi aspettative, bellissimi progetti e soprattutto tanta voglia di vivere. Ma a stroncare tutto ciò, è sopraggiunto l’”evento estremo” che, ahimè, pone fine ad ogni cosa. Il malore che ha colto improvvisamente Elisabetta in un caldo pomeriggio di luglio, ha cambiato tragicamente la vita della sua famiglia quando dai medici dell’ospedale, è sopraggiunta la notizia fatale: coma irreversibile. Ma è proprio a questo punto della storia che, per ognuno di noi, si fa avanti nella mente una domanda la cui risposta vale più di ogni altra cosa al mondo: “perché”? Esistono, a mio avviso, due categorie di persone: c’è chi esclude volontariamente il problema, della serie ”meglio non pensarci” e svicola per non cadere nel non-senso e c’è chi, invece, si interroga proprio sul “senso dell’esistenza”. Oggi è Elisabetta, la dolce Elisabetta, che, con la sua prematura dipartita, ci spiega chiaramente il valore stesso della vita. Infatti, nella Chiesa madre di Guagnano, ieri, non si è svolta soltanto la celebrazione per rivolgerle l’ultimo saluto, ma tutti i partecipanti hanno vissuto, tra l’emozione e le lacrime, un’esperienza indimenticabile vedendo quella bara bianca, soprattutto i giovani presenti: la vita è un dono e vale la pena di essere vissuta al meglio, non va sprecata, né sottovalutata perché non è scontato che ci tocchi di diritto. Grazie Elisabetta per averci regalato questa preziosa lezione e per averci dato la possibilità di fermarci a riflettere seriamente. Un caro abbraccio va ai genitori di Elisabetta e alla sorella Benedetta che, con grande dignità e coraggio, ci hanno dimostrato come si affronta la sofferenza vera.

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