Adesso Michele, nome col quale lo conosciamo tutti quanti, è finalmente un cittadino italiano a tutti gli effetti.
In realtà si è sempre sentito parte della nostra comunità, ma l’atto di certificazione della sua italianità da ancora più valore al legame con il Paese dove è nato e cresciuto.
“Mi sono sempre sentito italiano. In realtà forse sono più salentino, il dialetto è la mia lingua principale”, racconta Michele. Che da oggi possiederà il doppio passaporto: italiano e senegalese.
Praticamente un cittadino del mondo.
Nato a Copertino nel 2007 come Seydou Gueye, Michele è figlio di Saliou e Cuna, una coppia arrivata a fine anni novanta nel nostro Paese dal Senegal.
Dopo aver vissuto i primi anni della sua vita prima a Leverano e poi a Porto Cesareo, si è trasferito a Guagnano a circa 7 anni con i suoi genitori e la sorella Anta, più grande di cinque anni e anche lei in possesso della cittadinanza italiana.
“Non rinnego le mie radici africane, ma mi sento italiano al 100%. In cosa mi sento più senegalese? Nel mondo in cui affronto la vita, sempre con il sorriso. Ma mi sento italiano soprattutto nella mentalità. E poi come fai a non amare il cibo italiano?”.
Un amore che lo ha portato a frequentare l’istituto alberghiero ‘Columella’ a Lecce, nel settore della cucina. Perchè dopo alcuni lavoretti estivi come cameriere ha capito che cucinare era una sua grande passione che spera di far diventare anche un mestiere.
E nel percorso di crescita professionale sta anche consolidando le sue conoscenze con la modalità didattica dell’alternanza scuola-lavoro presso il Barrik di Guagnano.
“Amo spadellare e cucinare per la mia famiglia. Il mio piatto forte ai fornelli sono i cavatelli allo scoglio, mentre a tavola vado matto per le lasagne.”
A spingere Michele verso il passo della richiesta della cittadinanza italiana hanno contribuito però molti fattori, primo fra tutti l’integrazione: “Guagnano ormai è casa mia, nessuno mi ha mai fatto sentire diverso. Sono un guagnanese doc e sono contento di far parte di questa comunità. Volevo dire grazie ai miei vicini di casa che mi hanno fatto sentire accolto, a chi mi ha aiutato nel percorso di crescita e a chi mi ha supportato e assistito nel processo per ottenere la cittadinanza”.





