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Salice Salentino Doc, il disciplinare cambia: vini bianchi più leggeri e spazio al Negroamaro in bianco

Il futuro del Salice Salentino DOC passa da un disciplinare più moderno, capace di intercettare le nuove esigenze del mercato senza perdere il legame con il territorio. In occasione del cinquantesimo anniversario della denominazione, il Consorzio di tutela ha approvato nuove modifiche produttive che puntano su identità, sostenibilità e maggiore versatilità stilistica.

Tra le novità più rilevanti c’è la riduzione dello 0,5% del grado alcolico minimo previsto per le sei tipologie bianche della Doc, tra cui Chardonnay, Fiano e Verdeca. Una scelta che guarda ai nuovi trend di consumo, sempre più orientati verso vini freschi, più beverini e con tenori alcolici contenuti. Secondo il direttore del Consorzio Eugenio Manieri, l’obiettivo è “andare incontro alle nuove sensibilità del mercato”.

L’altra modifica significativa riguarda l’introduzione del “Salice Salentino Superiore Negroamaro vinificato in bianco”, una tipologia già diffusa tra molte cantine del territorio ma finora commercializzata prevalentemente come IGT Puglia. Il nuovo inserimento nel disciplinare punta a valorizzare ulteriormente il Negroamaro, vitigno simbolo dell’area salentina, anche nella versione vinificata in bianco.

Le modifiche si inseriscono in un percorso di aggiornamento iniziato già nei mesi scorsi con l’introduzione ufficiale della tipologia Verdeca e del Salice Salentino Superiore rosso. In precedenza il disciplinare era stato già rivisto aumentando la percentuale minima di Negroamaro nei rossi e rosati, passata dal 75% all’85%, per rafforzare il legame identitario della denominazione con il vitigno autoctono.

Il nuovo pacchetto di modifiche, approvato dall’assemblea dei soci il 19 maggio, dovrà ora completare l’iter ministeriale per entrare ufficialmente in vigore dal 2027.

Oggi il Salice Salentino Doc rappresenta una delle denominazioni storiche più importanti della Puglia: oltre 1.300 ettari vitati distribuiti tra le province di Lecce e Brindisi, circa 600 viticoltori, 28 cantine e una produzione che supera i 6 milioni di bottiglie annue. Numeri che confermano il ruolo centrale della denominazione nel panorama vitivinicolo pugliese.

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