Di ritorno dalla trasferta isolana l’unica consolazione è che peggio di così non si può fare. Dopo la batosta interna con la Roma, giustificata dallo straordinario stato di forma della squadra di Gasperini, il Lecce sfodera ancora una prestazione ai limiti della decenza tecnica, subendo l’avversario per tutta la gara senza mai dare segni vitali.
Un encefalogramma piatto, che non deve trovare l’alibi delle prime giornate.
Il Cagliari dell’ex Pisacane mette in saccoccia tre punti meritati, con un passivo che va decisamente stretto per la mole di gioco e le occasioni sprecate, ma che traccia un solco netto tra un’idea di calcio propositiva contro un’altra ancora in cerca di identità.
Di Francesco lancia dall’inizio i nuovi arrivi Ilic e Monteiro, mentre Stulic parte per la prima volta da titolare complice l’infortunio di Geubbels.
La manovra dei salentini però è lenta e compassata, e i rossoblù sembrano più veloci e tecnici anche se la prima vera occasione del match capita dalle parti di Coulibaly bravo a trovare la torsione sul primo palo dove però Caprile si fa trovare attento. Alla mezz’ora l’accelerata di Ze Pedro sulla destra trova il tocco a colpo sicuro di Fazzini sul secondo palo, deviato in corner da Veiga: sull’angolo battuto dallo stesso Fazzini svetta tutto solo in mezzo all’area Maldini che incorna per il meritato vantaggio sardo.
In avvio di ripresa il Lecce rimane negli spogliatoi, e Mendy dopo neanche sessanta secondi dalla ripresa del gioco manda il pallone sul palo a Falcone battuto. Il Cagliari domina la gara e riparte sempre in velocità, il Lecce è spaesato e scollegato, faticando ad impostare semplici manovre di gioco. Maldini sfiora la doppietta direttamente su punizione trovando il secondo legno di giornata, Mendy ancora una volta sotto porta non ha la freddezza per chiudere la gara e non spaventa Falcone con un lob troppo debole. Poi ci prova l’attaccante della Primavera Sugamele, al debutto in Serie A, che chiama Falcone alla prodezza sul primo palo.
Nel finale si rivede Berisha, al rientro sul terreno di gioco dopo nove mesi di stop, e l’albanese detta i ritmi di gioco durante il disperato assalto finale. Nei minuti di recupero Sacchi e la Sala Var non vedono l’intervento in ritardo di Gagliardini su N’Dri, sorvolando su un rigore apparentemente netto, mentre Siebert ha sui piedi la palla per il clamoroso pareggio ma calcia di fuori a lato in rovesciata.
Resta così l’incredulità per una partita ai limiti del surreale, dove da salvare non resta nulla. Domenica prossima al Via del Mare arriva il Monza, e nell’ennesimo scontro diretto di questo inizio di campionato il Lecce deve capire veramente quale strada intraprendere per non vivere un’altra annata di patemi e sofferenze.