Il tema di questa settimana è un po’ scabroso, passatemi il termine, poiché tratta di un argomento dalle mille sfaccettature e che si presta a diverse interpretazioni: il giudizio nella sua accezione negativa. Esso va a braccetto, in genere, con la mormorazione. Anche se ognuno di noi vive in una certa maniera, come meglio crede, non è mai esente dal giudizio degli altri. I motivi possono essere molteplici: l’invidia, la superficialità, le aspettative, o addirittura l’ignoranza; sta di fatto che è proprio il giudizio a dividere le persone. Nella maggior parte dei casi, quando vengono a cadere le nostre aspettative nei confronti di una persona, ecco che subentra la delusione che a sua volta degenera nella mormorazione e nel giudizio. Giudicare negativamente qualcuno equivale a pugnalarlo. Tant’è vero che esiste il detto: ”ferisce più la lingua della spada”. A questo proposito, è giusto ricordare che il suddetto organo preposto per la parola è stato relegato in una cavità e bloccato da due “cancelli”, che sono i denti e le labbra, evidentemente per tenerlo a freno il più possibile ogni volta che si usa in modo sciocco o avventato – della serie, conta fino a dieci prima di parlare -. Come si è detto precedentemente, infatti, la mormorazione e il giudizio dividono le persone perché non sono mai “a senso unico”. Quando cioè qualcuno si sente giudicato, giudica a sua volta ed è così che si crea una barriera che diviene insormontabile con conseguenze spiacevoli soprattutto quando si tratta di persone a noi care con le quali vorremmo avere un rapporto di stima e di fiducia reciproca; e dunque sopraggiunge nella nostra anima il malessere. Sarebbe auspicabile quindi portare in tasca uno specchio prima di giudicare negativamente qualcuno, questo ci aiuterebbe a guardare, ogni qualvolta ce ne sia bisogno, la trave che abbiamo nel nostro occhio prima di accorgerci della pagliuzza che sta nell’occhio degli altri per il bene di tutti, dato che l’obiettivo da raggiungere faticosamente ogni giorno nella vita è la serenità.
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